Discorso del Sindaco di Cefalù alla presentazione del libro di Italo Piazza: “Zibaldone” Cefalù, Sala delle Capriate, 21 dicembre 2014

Buona sera a tutti,

23.12.2014- E’ un vero piacere partecipare alla presentazione del libro dell’amico Italo Piazza perché ritengo che il suo volume racchiuda la narrazione dell’essenza della cultura immateriale di Cefalù.

Un patrimonio costituito da un insieme di tradizioni orali, di antiche memorie, di luoghi e di persone che le pagine di questo “Zibaldone” fanno rivivere consegnandolo alle generazioni future in un simbolico passaggio di testimone che trasmette un autentico senso di appartenenza alla comunità e diviene sintesi della vera ‘cefalutanità’.

Ogni pagina dell’opera di Italo Piazza trasuda di questa cefalutanità che non è effimero campanilismo o sterile espressione di superiorità ma è sintesi sincera di quell’insieme di modi di essere, di vivere, di pensare, di concepire il mondo che, nel bene e nel male, rappresenta ciò che distingue il cittadino di Cefalù dagli appartenenti ad altre comunità dell’isola.

Grazie ad Italo apprendiamo, però, che se la Sicilia di per sé è un crogiuolo di culture, di vernacoli, di tradizioni, la nostra città contiene al suo interno un universo culturale frutto dell’unione sincretica delle varie componenti sociali dei suoi abitanti.

Cefalù è la città nella quale, da secoli, diversi popoli e culture sono entrate in contatto creando un tutt’uno originale. Tante le differenze che coesistono, basti pensare che, fino a pochi anni fa, era possibile distinguere il cefalutanu ‘du vasciu’ e l’abitante ‘ da Jurieca’ da quello della parte alta, e secondo alcuni, addirittura, nobile, del Corso Ruggero o di Piazza Duomo.

Eppure, costoro si differenziavano dal cefalutanu ‘da Francavilla’ che, come orgogliosamente argomentava qualche anziano, si riteneva il vero cifalutanu, poiché abitante di quella ‘città franca’ che era il nucleo originario della città ruggeriana.

Ciò che rende affascinante la lettura del volume di Italo Piazza è proprio questa carrellata, di usi, di costumi, di proverbi, di ricette culinarie che attraversa l’universo della cefalutanità e ne mette a nudo pregi e difetti con quell’infinito amore che solo un vero ‘cifalutano’ può avere.

Per essere tali, infatti, contrariamente a quanto avviene in altre realtà, non è necessario essere nati a Cefalù, perché questa è una terra talmente straordinaria che sceglie e lega a sé chi viene per turismo, per lavoro o per altri casi fortuiti.

Essere ‘cifalutani ca scuorcia’ vuol dire sentirsi parte di quel grande patrimonio culturale e popolare che il volume di Italo passa in rassegna.

Per farlo, il nostro sceglie il filo rosso dei ricordi di una intera vita che diviene asse principale di una trama che mette insieme infiniti discorsi, ognuno dei quali tratteggia un volto, un detto, un luogo, una tradizione di un mondo che, purtroppo, in gran parte non esiste più.

I ricordi personali dell’autore si tramutano, dunque, in memoria, quella memoria collettiva che sta alla radice di una comunità.

Il comune senso di appartenenza, infatti, si costruisce attraverso la consapevolezza di radici comuni. Quelle radici senza le quali non c’è comunità. Come un albero per crescere in altezza ha bisogno di radici stabili per non essere abbattuto dal vento, così Cefalù potrà proiettarsi nel futuro solo se tutti noi avremo la consapevolezza di quelle radici comuni che hanno reso grande questa città.

Il libro di Italo Piazza non è, dunque, una semplice raccolta di memorie, di usi e costumi del passato ma è uno strumento utile per alimentare quel senso identitario che è indispensabile per lavorare insieme per la crescita culturale e materiale della nostra città e guardare con fiducia al futuro.

Vi ringrazio.

 

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