Conferimento Cittadinanza Onoraria all'Arma dei Carabinieri

24.11.2014- Discorso del Sindaco di Cefalù in occasione del Cerimonia di conferimento della Cittadinanza onoraria della città di Cefalù all’Arma dei Carabinieri.

 

Cefalù 22/11/2014

 

Signor Generale,

Signor Presidente del Consiglio,

Signori Consiglieri Comunali,

Componenti della Giunta Municipale,

Illustri autorità civili e militari,

cittadini.

L’intera città di Cefalù, attraverso i rappresentanti delle Civiche istituzioni è, simbolicamente, qui presente, unita e partecipe, per il Conferimento della Cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri, intendendo cosi suggellare un rapporto ed un sentimento radicato nella cultura e nella tradizione dei suoi cittadini.

L'Arma dei Carabinieri ha sempre rappresentato, e rappresenta, uno dei baluardi dell'ordine e della sicurezza pubblica, vigile testimone delle vicende politiche ed amministrative. Il solido legame che storicamente unisce la nostra città con l’Arma è stato consacrato dal sangue di coloro che hanno perso la loro vita per la difesa della Patria e della Legalità.

Desidero, pertanto, inchinare il capo, in segno di deferente omaggio, alla memoria dei seguenti martiri della Libertà:

Il Capitano dei Carabinieri Reali, Vittorio Bellipanni, nato a Napoli ma di padre Cefaludese, fu decorato della medaglia d’Argento al valor Militare, conferitagli, sul campo, dal Duca d’Aosta. Eroe delle Campagne dell’Isonzo – Monte Sabotino, morì a 32 anni l’11 giugno 1917; Il Carabiniere Domenico Barranco, Medaglia d’Argento al Valor Civile, assassinato dalla vile mano mafiosa il 18 maggio 1955 a Cattolica Eraclea nella difesa nell’esercizio del proprio dovere di militare dell’Arma dei Carabinieri e di fedele servitore dello Stato.

E’ doveroso, inoltre, tributare un deferente pensiero e esprimere un ringraziamento di vero cuore a quei nostri concittadini che, servendo nell’Arma dei Carabinieri, dopo l’8 settembre 1943 furono fatti prigionieri sul fronte greco e su quello balcanico, sperimentando le asprezze dei campi di internamento nazista, in qualità di I.M.I. (Internati Militari Italiani), condizione alla quale furono ridotti per essersi rifiutati di collaborare con il Nazifascismo, mantenendo fede al Giuramento di fedeltà prestato allo Stato Italiano e all’Arma.

L’alto esempio di Valore, di Fedeltà alla Patria e di attaccamento alla Libertà e Legalità è un lascito che l’intera comunità di Cefalù ha il dovere di seguire e onorare con orgoglio e fierezza.

E’ stato detto che, a pensarci bene, i veri promotori dell’Unità Nazionale sono proprio i Carabinieri. Difatti, la peculiare articolazione territoriale che li rende presenti dalle grandi città ai piccoli borghi, diviene simbolo stesso del senso di appartenenza alla comunità nazionale e ai valori che ci rendono orgogliosi di essere italiani.

L’attenzione alla tradizione e all’attenzione nei confronti dei cittadini bisognosi d’aiuto e il caratteristico “buon senso”, quel modo così esclusivo di stare al fianco e a tutela della popolazione, fanno dell’Arma una istituzione amata ed anche un punto di riferimento insostituibile per gli Italiani, in particolare per quelli residenti nei piccoli centri e nelle aree interne.

L’Arma dei Carabinieri, quale forza militare di polizia in servizio permanente di pubblica sicurezza, per il tramite delle sue diramazioni territoriali, ha assicurato anche alla nostra comunità di vivere in un clima di serenità e di sicurezza, e con ciò contribuire a creare nella pubblica opinione un sentimento di stima, gratitudine e riconoscenza.

Nei suoi primi duecento anni di storia l’Arma è stata indiscutibilmente protagonista e simbolo di Unità, nelle guerre di indipendenza, nella lotta contro il banditismo, contro la criminalità organizzata, contro il terrorismo, contro la mafia, il malaffare e la corruzione di ogni genere.

I militari dell’Arma hanno sempre incarnato virtù e valori positivi, sicché gli italiani hanno avuto sempre fiducia in essi, certi della loro efficienza ed affidabilità. I Carabinieri sono stati, e sono tuttora, un ponte tra le istituzioni civili e militari nel supremo interesse della difesa e della sicurezza dell’Italia. Essi si sono identificati nei valori nazionali e immedesimati con elevato spirito partecipativo nelle esigenze delle popolazioni, divenendo con esse un tutt’uno, riscuotendo unanime plauso ed apprezzamento.

I Carabinieri sono stati chiamati sin dal 1855 a svolgere delicate e pericolose missioni all’estero, sia di pace che di organizzazione di diverse forze di polizia straniere, con capacità, buon senso, coraggio e sprezzo del pericolo, cosi imponendosi all'attenzione, al rispetto e all'ammirazione, dei responsabili e comandanti degli altri contingenti, i quali hanno apprezzato il loro modo esclusivo di stare vicini alla gente, che deriva dalla specialità delle loro funzioni, essendo essi ad un tempo soldati e tutori dell'ordine pubblico.

Oggi la difesa della Libertà e dei diritti umani vede i militari dell’arma impegnati in diverse nazioni del mondo a difesa delle popolazioni inermi e vittime della tirannide, del fanatismo, dell’odio e della violenza.

In un momento storico in cui vengono messi in discussione taluni valori unitari e unificanti, l'Arma dei Carabinieri, che ha pagato un forte contributo in Caduti e Feriti per la salvezza e saldezza della Patria, continua a rimanere simbolo dello Stato e insostituibile baluardo contro incomprensibili e inaccettabili aspirazioni di lacerazione dell'Unità Nazionale.

In duecento anni molte cose sono fortemente cambiate. Quando nacquero i Carabinieri quelli che oggi consideriamo simboli o valori istituzionali erano considerati illegittimi, il Tricolore era illegale in quanto considerato simbolo rivoluzionario, la Repubblica era considerata un’aberrazione, l’Italia era niente più che un’espressione geografica”. E’ evidente che, quindi, una delle poche istituzioni a restare immutata nel costituire l’essenza stessa dell’Italia è proprio l'Arma dei Carabinieri.

Nei secoli fedele, appunto come recita il suo motto, il quale dimostra lo spirito e la tradizione di servizio che ha contraddistinto l'Arma nei secoli. E' lo stesso spirito che anima il nostro agire quotidiano nella consapevolezza che solo perseguendo prioritariamente l'interesse collettivo potremmo contribuire a creare una società più giusta e prospera. 

La concessione della cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri rappresenta, quindi, un doveroso ringraziamento agli uomini dell’Arma per il quotidiano impegno a difesa e tutela dei cittadini. Un impegno di cui spesso non ci accorgiamo. Tuttavia, questo è un ulteriore merito che va loro riconosciuto. Operare senza turbare la serenità dei cittadini è indice di grandi capacità e di discrezione. 

Le aggressioni peggiori per la convivenza civile generalmente non conquistano la ribalta della stampa, né scatenano il clamore virtuale delle reti sociali. Anche per questi motivi la stima e la fiducia verso l'Arma sono ancora ben riposte dopo duecento anni. Per la capacità di saper salvaguardare i cittadini e le istituzioni anche da quelle insidie che non fanno guadagnare la prima pagina.

Colgo l’occasione per esprimere un pensiero ed un sincero ringraziamento anche verso le altre forze armate e di polizia presenti sul territorio:

la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, L’Esercito, La Marina Militare, La Polizia Municipale, Il Corpo Forestale dello Stato.

Desidero concludere il mio intervento con le parole che furono proferite da Gabriele D’Annunzio in occasione dei funerali del Capitano Vittorio Bellipanni, (il cui valore ho precedentemente ricordato) che era amico personale del Vate:

“Un'altra gioventù è abbattuta, un'altra virtù è tronca; un'altra fossa è scavata, un'altra croce è infissa. E nondimeno, anche in questo nuovo funerale, noi combattenti non deploriamo la morte ma esaltiamo la vita, non conduciamo un lutto ma celebriamo un trionfo. Ogni giorno si fa più stabile in noi la credenza che considera il sacrifizio di sangue come un aspetto presente della vita eterna, come una creata figura della immortalità terrena. Il transito degli eroi è un mistero grandioso, nella religione della Patria […]Anche nel volto consunto di questo giovine capitano il sorriso è rimasto; e c'illumina tuttavia a traverso il feretro, più potente di questo sole crudo su questa strada nostra scalpitata dai fanti e solcata dai carri. Noi sentiamo che il suo silenzio è tuttavia operoso, come quando in silenzio egli faceva ogni giorno l'offerta della sua vita alla disciplina della guerra, che non era per lui se non il primo comandamento della Patria: condizione essenziale di salute e di vittoria. Quest'assidua dedizione di sé, nella semplicità più verace, nella leale vigilanza, egli c'insegna, affermandola come la regola severa dell'Arma in cui aveva l'onore di servire. È l'Arma della fedeltà immobile e dell'abnegazione silenziosa; l'Arma che nel folto della battaglia e di qua dalla battaglia, nella trincea e nella strada, nella città distrutta e nel camminamento sconvolto, nel rischio repentino e nel pericolo durevole, dà ogni giorno eguali prove di valore tanto più gloriosa quanto più avara è la gloria; l'Arma dei Carabinieri del Re incide oggi il nome del capitano Vittorio Bellipanni nelle tavole dei grandi esempii."

Come destinatari di tali esempi, manifestiamo il nostro orgoglio consapevole e incarniamo nel nostro vivere quotidiano e nel modo di svolgere i nostri uffici e il nostro lavoro quegli ideali di libertà, Legalità, Giustizia che sono stati costruiti e difesi dal sacrificio di tanti eroi.
 

Viva L’Arma dei Carabinieri,

Viva la Repubblica,

Viva L’Italia.

 

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